Mentre i Giudei stavano ricostruendo la città di Gerusalemme dopo l'esilio a Babilonia, arrivò un sentimento “strisciante”: la paura di fallire.
Neemia lo racconta così:
"Le forze vengono meno ai portatori di pesi, e le macerie sono molte; noi non riusciremo a costruire le mura!" (Neemia 4:10)
Lo “scoraggiamento” è un male “strisciante” che progredisce a poco a poco, fino a renderci completamente inefficienti.
I Giudei hanno cominciato con un problema “fisico” (siamo stanchi), per poi passare a un problema “psichico” (c'è troppa immondizia), e ora giungono alla conclusione (non ce la faremo mai):
sono scoraggiati! “Siamo troppo stanchi! Non ce la faremo mai! E' da pazzi provarci! Per cui, finiamola qua”.
Come affronti i fallimenti nella tua vita? Sei del tipo che si autopunisce in pubblico con celebrazioni a base di “oh povero me” “non sono proprio capace a fare nulla” “sono proprio stato stupido a pensare ce l'avrei fatta”?
Oppure sei del tipo “ce l'hanno tutti con me perché sono piccolo e nero”?
In Ebrei si dice:
“Infatti avete bisogno di costanza, affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso... Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita.” (Ebrei 10: 36, 39)
La differenza tra un vincente e un perdente è che il vincente prende la sconfitta semplicemente come un inciampo temporaneo.
Paolo così ne parla:
"Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria..." (2 Corinzi 4:17)
La soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: non mollare !
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