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lunedì 23 marzo 2020

Un posto e un tempo per ricevere Grazia quando la vita fa male

Gli ultimi quattro anni sono stati per mia moglie e per me veramente difficili con la malattia terminale della sorella di mia moglie.

Sapete come è arrivata la Grazia di Dio che ci ha aiutato “quando la vita faceva male”? Attraverso il piccolo gruppo; attraverso poche persone credenti della nostra chiesa con cui ci riunivamo una volta a settimana per parlare e pregare. Addirittura noi ne avevamo  uno in italiano e uno in inglese.

Lì siamo stati confortati, lì l'utensile ha modellato le nostre anime, lì l'infermiere ha aperto il kit di pronto soccorso per curare le nostre ferite...

Ma non abbiamo scelto  di averlo perché la nostra cara era malata, ma c'era già QUANDO è successo.

I membri del nostro piccolo gruppo hanno agito secondo quello che Salomone ha scritto in Proverbi:

“Non rifiutare un beneficio a chi vi ha diritto, quando è in tuo potere di farlo.” (Proverbi 3:37)

In un piccolo gruppo capita talvolta di essere  il metallo da modellare ed essere consolati e la prossima di essere l'utensile che modella  che porta la consolazione della Grazia.

Fai un elenco di ciò che ti ha fatto male o di ciò che ti fa male o di ciò che pensi ti farà potenzialmente male.

Io ho il mio elenco, e so che Dio ha usato  le persone del mio piccolo gruppo per portarmi la Grazia nei momenti difficili di quell'elenco, e so che Dio li userà ancora quando torneranno.

Guarda il tuo elenco: la Grazia che ti serve quando la vita fa male può arrivare direttamente da Dio... ma più spesso arriva da un figlio o da una figlia di Dio.

Se non hai un piccolo gruppo è probabile tu non abbia neppure l'utensile o il kit di pronto soccorso quando la vita fa male.

Ti incoraggio a trovare un posto, un orario, e un gruppo di persone della tua chiesa (se non vai in chiesa, trovane una) per dare e ricevere la Grazia  che serve quando la vita fa male.

(Per vedere il filmato clicca sull'immagine qua sotto)



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Gli ultimi quattro anni sono stati per mia moglie e per me veramente difficili con la malattia terminale della sorella di mia moglie. Sapete come è arrivata la Grazia di Dio che ci ha aiutato “quando la vita faceva male”? Attraverso il piccolo gruppo; attraverso poche persone credenti della nostra chiesa con cui ci riunivamo una volta a settimana per parlare e pregare. Addirittura noi ne avevamo uno in italiano e uno in inglese. Lì siamo stati confortati, lì l'utensile ha modellato le nostre anime, lì l'infermiere ha aperto il kit di pronto soccorso per curare le nostre ferite... Ma non abbiamo scelto di averlo perché la nostra cara era malata, ma c'era già QUANDO è successo. I membri del nostro piccolo gruppo hanno agito secondo quello che Salomone ha scritto in Proverbi: “Non rifiutare un beneficio a chi vi ha diritto, quando è in tuo potere di farlo.” (Proverbi 3:37) In un piccolo gruppo capita talvolta di essere il metallo da modellare ed essere consolati e la prossima di essere l'utensile che modella che porta la consolazione della Grazia. Fai un elenco di ciò che ti ha fatto male o di ciò che ti fa male o di ciò che pensi ti farà potenzialmente male. Io ho il mio elenco, e so che Dio ha usato le persone del mio piccolo gruppo per portarmi la Grazia nei momenti difficili di quell'elenco, e so che Dio li userà ancora quando torneranno. Guarda il tuo elenco: la Grazia che ti serve quando la vita fa male può arrivare direttamente da Dio... ma più spesso arriva da un figlio o da una figlia di Dio. Se non hai un piccolo gruppo è probabile tu non abbia neppure l'utensile o il kit di pronto soccorso quando la vita fa male. Ti incoraggio a trovare un posto, un orario, e un gruppo di persone della tua chiesa (se non vai in chiesa, trovane una) per dare e ricevere la Grazia che serve quando la vita fa male.
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venerdì 20 marzo 2020

Essere strumenti per portare la Grazia di Cristo ad altri

Spesso nelle nostre case abbiamo un kit medico: all'interno di esso ci sono strumenti e medicine che possono portare la guarigione, curare le nostre ferite, salvarci.

Se ci siamo fatti male, poco importa che lo abbiamo in casa: se stiamo realmente male non riusciremo neppure ad aprirlo. Abbiamo bisogno di qualcuno che lo apra per noi, di un infermiere che arrivi, tiri fuori le garze, disinfetti le ferite, metta i punti, metta le bende.

Tu potresti pensare: “Eh, beh, facile per te... sei un pastore!  Sei un “esperto” nell'aiutare le persone, è il tuo compito... ma io? Io non sarei mica buono a farlo!”

Appunto! Tu non sei capace! E neppure io lo sono! Dio ama prendere uomini e donne comuni con capacità normali (e talvolta anche meno) per fare le buone opere, per sceglierli come utensile  per modellare le vite di altri così che sia chiaro che non è la bravura dell'uomo ma la Grazia di Dio che ha fatto la differenza.

Paolo lo dice:

“Esaminate un po' voi stessi, fratelli: pochi di voi erano sapienti dal punto di vista umano, pochi i potenti, pochi quelli provenienti da famiglie importanti, ma Dio ha scelto le cose che il mondo considera pazze o da scartare, proprio per coprire di vergogna quelli che il mondo considera sapienti, ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare e screditare le forti. Il Signore ha scelto le cose umili, quelle che il mondo disprezza e che non tiene in alcun conto, per ridurre a niente quelle che il mondo considera importanti. Cosicché nessuno può vantarsi davanti a Dio.” (1 Corinzi 1: 26-29 PV)

Dio non cerca superuomini o superdonne, ma uomini e donne che siano disposti a farsi usare  per diventare un canale tramite cui la Sua Grazia giunge ad altri.

Sei disposto, sei disposta a farti usare da Cristo, ad essere il suo strumento per portare la sua Grazia ad altri?

(Per vedere il filmato clicca sull'immagine qua sotto)




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Spesso nelle nostre case abbiamo un kit medico: all'interno di esso ci sono strumenti e medicine che possono portare la guarigione, curare le nostre ferite, salvarci. Se ci siamo fatti male, poco importa che lo abbiamo in casa: se stiamo realmente male non riusciremo neppure ad aprirlo. Abbiamo bisogno di qualcuno che lo apra per noi, di un infermiere che arrivi, tiri fuori le garze, disinfetti le ferite, metta i punti, metta le bende. Tu potresti pensare: “Eh, beh, Marco, facile per te... sei un pastore! Sei un “esperto” nell'aiutare le persone, è il tuo compito... ma io? Io non sarei mica buono a farlo!” Appunto! Dio ama prendere uomini e donne comuni con capacità normali (e talvolta anche meno) per fare le buone opere, per sceglierli come utensile per modellare le vite di altri così che sia chiaro che non è la bravura dell'uomo ma la Grazia di Dio che ha fatto la differenza. Paolo lo dice: “Esaminate un po' voi stessi, fratelli: pochi di voi erano sapienti dal punto di vista umano, pochi i potenti, pochi quelli provenienti da famiglie importanti, ma Dio ha scelto le cose che il mondo considera pazze o da scartare, proprio per coprire di vergogna quelli che il mondo considera sapienti, ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare e screditare le forti. Il Signore ha scelto le cose umili, quelle che il mondo disprezza e che non tiene in alcun conto, per ridurre a niente quelle che il mondo considera importanti. Cosicché nessuno può vantarsi davanti a Dio.” (1 Corinzi 1: 26-29 PV) Dio non cerca superuomini o superdonne, ma uomini e donne che siano disposti a farsi usare per diventare un canale tramite cui la Sua Grazia giunge ad altri. Sei disposto, sei disposta a farti usare da Dio, ad essere il suo strumento per portare la sua Grazia ad altri?
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martedì 17 marzo 2020

La mia Grazia ti basta

Ci sono moltissimi versetti nella Bibbia che parlano di Grazia ma ce n'è uno  specifico nella Bibbia che mostra il suo potenziale:  si trova in 2 Corinzi al capitolo 12 versetto 9, la prima parte:

“Ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza».” (2 Corinzi 12:9a)

Attenzione, perché queste parole non sono una conclusione a cui Paolo è giunto, ma le ESATTE parole che Gesù,  il Signore ha detto a Paolo.

Il tempo del verbo “bastare”: non lo hanno tradotto con il congiuntivo “ti basti”: non è un ammonimento, guardo quello che c'è nel serbatoio e vedo quello che c'è...   te la devi far bastare.

Ma lo hanno correttamente tradotto come nell'originale in greco col  presente indicativo  “ti basta”.

E' una constatazione:  guardo e vedo che realmente ti basta,  adesso, in questo momento, il serbatoio è pieno, perché sono io che lo riempio.

Anzi, molto di più: il verbo per “ti basta” è “arkeō” ha due significati: il primo è essere “più che abbondante” .

Il secondo significato è “innalzare una barriera”.

Rileggiamo il versetto sostituendo queste parole:

“Ed egli mi ha detto: «La mia grazia è più che abbondante , è una barriera, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza».” (2 Corinzi 12:9a parafrasi)

Gesù ti sta dicendo: la mia grazia ti riempie completamente, non te ne do solo un po', ti di tutta quella che ti serve nel momento che stai attraversando e che ti protegge da ciò che stai attraversando.


(Per vedere il filmato clicca sull'immagine qua sotto)

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Ci sono moltissimi versetti nella Bibbia che parlano di Grazia ma ce n'è uno specifico nella Bibbia che mostra il suo potenziale: si trova in 2 Corinzi al capitolo 12 versetto 9, la prima parte: “Ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza».” (2 Corinzi 12:9a) Attenzione, perché queste parole non sono una conclusione a cui Paolo è giunto, ma le ESATTE parole che Gesù, il Signore ha detto a Paolo. Il tempo del verbo “bastare”: non lo hanno tradotto con il congiuntivo “ti basti”: non è un ammonimento, guardo quello che c'è nel serbatoio e vedo quello che c'è... te la devi far bastare. Ma lo hanno correttamente tradotto come nell'originale in greco col presente indicativo “ti basta”. E' una constatazione: guardo e vedo che realmente ti basta, adesso, in questo momento, il serbatoio è pieno, perché sono io che lo riempio. Anzi, molto di più: il verbo per “ti basta” è “arkeō” ha due significati: il primo è essere “più che abbondante” . Il secondo significato è “innalzare una barriera”. Rileggiamo il versetto sostituendo queste parole: “Ed egli mi ha detto: «La mia grazia è più che abbondante , è una barriera, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza».” (2 Corinzi 12:9a parafrasi) Gesù ti sta dicendo: la mia grazia ti riempie completamente, non te ne do solo un po', ti di tutta quella che ti serve nel momento che stai attraversando e che ti protegge da ciò che stai attraversando.
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mercoledì 26 febbraio 2020

Figli ritrovati dal Padre

Gesù stesso ci da un esempio di come siamo fatti noi, uomini e donne nella famosa parabola che qualcuno (non Gesù) ha deciso di chiamare “Il figliol prodigo”. Gesù racconta una storia di un'eredità anticipata; il figlio che chiede al padre i soldi il padre lo accontenta, il figlio se ne va.

Ma si sa, “Soldi non faticati finiscono prima di essere usati”. Gesù dice che, a un certo punto, dopo aver provato la fame il figlio “rientrato in se” capì lo sbaglio, prese la strada per tornare a casa, e lungo la strada fece tutto un progetto per come chiedere scusa. Senza sapere che, a casa, il padre non vedeva l'ora di riabbracciarlo di perdonarlo, e di riaverlo come figlio:

“Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.... Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi;  portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato” “ (Luca 15:20b, 23-24)

Gli mise scarpe nuove, lo vestì col vestito più bello, e gli diede l'anello che simboleggiava l 'appartenenza alla famiglia. Gli restituì dignità, identità, autorità.

Chi è prodigo? Il figlio ... o il padre?

Gesù non ha intitolato la storia “Il figliol prodigo”, perché in realtà “prodigo” in italiano non significava “essere spendaccione”, ma, dal latino “pro-agere”= spingere avanti” significa “donare con molta larghezza, dare tutto se stesso per aiutare gli altri”. Fu l'errore di un tipografo francese, che nel 1551, per ammazzare il tempo durante un lungo viaggio in carrozza da Lione a Parigi, decise di mettere i numeri e titoli.

Nella storia, chi è che “dona tutto se stesso” chi è il “prodigo”? Non è certo il figlio, che prende sia la prima che la seconda volta. Ma il padre, perché “dona con molta larghezza”, la prima volta con tristezza la seconda volta con gioia, e “da tutto se stesso per aiutare il figlio”... che non se lo sarebbe proprio meritato. Il Padre è prodigo, che rende TUTTO quello che aveva dato la prima volta al figlio!





Gesù stesso che ci da un esempio di come siamo fatti noi, nella famosa parabola che qualcuno (non Gesù) ha deciso di chiamare “Il figliol prodigo”. Gesù racconta una storia di un'eredità anticipata; il figlio che chiede al padre i soldi il padre lo accontenta, il figlio se ne va. Ma si sa, “Soldi non faticati finiscono prima di essere usati”. Gesù dice che, a un certo punto, dopo aver provato la fame il figlio “rientrato in se” capì lo sbaglio, prese la strada per tornare a casa, e lungo la strada fece tutto un progetto per come chiedere scusa. Senza sapere che, a casa, il padre non vedeva l'ora di riabbracciarlo di perdonarlo, e di riaverlo come figlio: “Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.... Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; 23 portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato” “ (Luca 15:20b, 23-24) Gli mise scarpe nuove, lo vestì col vestito più bello, e gli diede l'anello che simboleggiava l 'appartenenza alla famiglia. Gli restituì dignità, identità, autorità. Chi è prodigo? Il figlio ... o il padre? Gesù non ha intitolato la storia “Il figliol prodigo”, perché in realtà “prodigo” in italiano non significava “essere spendaccione”, ma, dal latino “pro-agere”= spingere avanti” significa “donare con molta larghezza, dare tutto se stesso per aiutare gli altri”. Fu l'errore di un tipografo francese, che nel 1551, per ammazzare il tempo durante un lungo viaggio in carrozza da Lione a Parigi, decise di mettere i numeri e titoli. Nella storia, chi è che “dona tutto se stesso” chi è il “prodigo”? Non è certo il figlio, che prende sia la prima che la seconda volta. Ma il padre, perché “dona con molta larghezza”, la prima volta con tristezza la seconda volta con gioia, e “da tutto se stesso per aiutare il figlio”... che non se lo sarebbe proprio meritato. Il Padre è prodigo, che rende TUTTO quello che aveva dato la prima volta al figlio!
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