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lunedì 1 giugno 2020

Non guardare solamente al negativo




Nel libro di Esodo Mosè racconta dell'episodio degli esploratori mandati da lui nella terra promessa
per vedere se sarebbe stato facile entrare.

Il Signore aveva detto questo a Mosè:

“Il SIGNORE disse a Mosè... 'Vi farò entrare nel paese che giurai di dare ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe. Io ve lo darò in possesso; io sono il SIGNORE' "(Esodo 6:1, 8)

Il popolo di Dio è arrivato alla Terra Promessa. Durante il viaggio Dio li ha guidati, nutriti e fatti consapevoli della sua presenza in centinaia di occasioni: il Mar Rosso che si divide dinanzi ai loro occhi, la  manna e le  quaglie che arrivano nel momento che avevano fame, Dio stesso che da a Mosè le  Tavole della Legge ecc. Arrivati ai bordi di Canaan,  Mosè manda 12 esploratori a vedere com'è questa terra che ha dato loro il Signore.

Al rientro degli esploratori, il 16,6% di essi (ovvero 2) dissero “se po fa”,  mentre l'83,3% (cioè 10)  dissero “non è proprio cosa fattibile”.

Qual'è la causa di questa maggioranza schiacciante? Che l'83% guardava il futuro con gli occhi della paura. Cosa succede quando faccio questo? Succede che amplifico gli aspetti negativi

Numeri dice:

“Fecero il loro racconto, e dissero: "Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. PERO', il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo ANCHE VISTO dei figli di Anac. "(Numeri 13:27-28)

Vedono gli aspetti positivi: scorre latte e miele,  frutta gigante. Ma vedono soprattutto gli aspetti negativi: popolo potente,  città fortificate e grandissime,  popolazione di giganti!

Se guardo con gli occhi della paura,  vedrò solo gli aspetti negativi, dimenticando completamente quelli positivi che spesso sono uguali o più grandi.

Quando guardi un avvenimento, un progetto futuro dove senti che Dio ti sta guidando, non focalizzarti sul negativo dell'aspetto, ma ricorda che Dio è un dio fedele, che mantiene le promesse.

(Per vedere il filmato clicca sull'immagine qua sotto)

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Nel libro di Esodo Mosè racconta dell'episodio degli esploratori mandati da lui nella terra promessa per vedere se sarebbe stato facile entrare. Il Signore aveva detto questo a Mosè: “Il SIGNORE disse a Mosè... 'Vi farò entrare nel paese che giurai di dare ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe. Io ve lo darò in possesso; io sono il SIGNORE' "(Esodo 6:1, 8) Il popolo di Dio è arrivato alla Terra Promessa. Durante il viaggio Dio li ha guidati, nutriti e fatti consapevoli della sua presenza in centinaia di occasioni: il Mar Rosso che si divide dinanzi ai loro occhi, la manna e le quaglie che arrivano nel momento che avevano fame, Dio stesso che da a Mosè le Tavole della Legge ecc. Arrivati ai bordi di Canaan, Mosè manda 12 esploratori a vedere com'è questa terra che ha dato loro il Signore. Al rientro degli esploratori, il 16,6% di essi (ovvero 2) dissero “se po fa”, mentre l'83,3% (cioè 10) dissero “non è proprio cosa fattibile”. Qual'è la causa di questa maggioranza schiacciante? Che l'83% guardava il futuro con gli occhi della paura. Cosa succede quando faccio questo? Succede che amplifico gli aspetti negativi Numeri dice: “Fecero il loro racconto, e dissero: "Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. PERO', il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo ANCHE VISTO dei figli di Anac. (Numeri 13:27-28) Vedono gli aspetti positivi: scorre latte e miele, frutta gigante. Ma vedono soprattutto gli aspetti negativi: popolo potente, città fortificate e grandissime, popolazione di giganti! Se guardo con gli occhi della paura, vedrò solo gli aspetti negativi, dimenticando completamente quelli positivi che spesso sono uguali o più grandi. Quando guardi un avvenimento, un progetto futuro dove senti che Dio ti sta guidando, non focalizzarti sul negativo dell'aspetto, ma ricorda che Dio è un dio fedele, che mantiene le promesse.
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sabato 18 aprile 2020

Non attendere la tempesta per costruire sulla Parola di Gesù


Quale è la differenza tra un uomo avveduto ed uno stolto, secondo Gesù?

"Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia.  E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande. (Matteo 7: 24-27)

L'uomo avveduto crede nelle tempeste. Lo stolto no.

Ecco perché l'uomo saggio  costruisce con attenzione  e il pazzo costruisce con noncuranza. E la sua casa cade quando è più necessaria; durante la tempesta,  quando ha più bisogno di un rifugio, quando è più vulnerabile,

La casa che non crolla,  costruita sulla roccia, da riparo quando è più necessaria,  durante la tempesta.

Non aspettare che la tempesta inizi per costruire sulla base giusta.  Inizia adesso,  prima che la tempesta arrivi. Non cercare di costruire quando sei già nel mezzo della tempesta. Inizia a costruire mentre la giornata è radiosa di sole e tutto è calmo.

Sono sposato con mia moglie da molto tempo, e siamo innamorati l'uno dell'altra da più tempo di quello che non lo siamo stati;  se dico di amarla non posso costruire la mia vita senza prima pensare a quello che le fa più piacere, a quello che la fa sorridere, a quello che mi dice di fare o di non fare, a quello che rende il nostro rapporto speciale, a quello che la fa sentire amata.

E tutto questo  è il sentimento che nutro  per un essere che è imperfetto come me... magari meno imperfetto di me...  ma anni luce dalla perfezione di Dio.

Se dico di amare Dio, devo vivere come Dio vuole io viva, guardando il mondo con i suoi occhi, parlandogli in preghiera, accogliendolo ogni giorno attraverso lo Spirito Santo, e lasciando che la Parola lavori su di me.

(Per vedere il filmato clicca sull'immagine qua sotto)



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Quale è la differenza tra un uomo avveduto ed uno stolto, secondo Gesù? "Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande. (Matteo 7: 24-27) L'uomo avveduto crede nelle tempeste. Lo stolto no. Ecco perché l'uomo saggio costruisce con attenzione e il pazzo costruisce con noncuranza. E la sua casa cade quando è più necessaria; durante la tempesta, quando ha più bisogno di un rifugio, quando è più vulnerabile, La casa che non crolla, costruita sulla roccia, da riparo quando è più necessaria, durante la tempesta. Non aspettare che la tempesta inizi per costruire sulla base giusta. Inizia adesso, prima la tempesta arrivi. Non cercare di costruire quando sei già nel mezzo della tempesta. Inizia a costruire mentre la giornata è radiosa di sole e tutto è calmo. Sono sposato con mia moglie da molto tempo, e siamo innamorati l'uno dell'altra da più tempo di quello che non lo siamo stati; se dico di amarla non posso costruire la mia vita senza prima pensare a quello che le fa più piacere, a quello che la fa sorridere, a quello che mi dice di fare o di non fare, a quello che rende il nostro rapporto speciale, a quello che la fa sentire amata. E tutto questo è il sentimento che nutro per un essere imperfetto come me... magari meno imperfetto di me... ma anni luce dalla perfezione di Dio. Se dico di amare Dio, devo vivere come Dio vuole io viva, guardando il mondo con i suoi occhi, parlandogli in preghiera, accogliendolo ogni giorno attraverso lo Spirito Santo, e lasciando che la Parola lavori su di me.
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giovedì 19 marzo 2020

Quattro lezioni che mi insegna il dolore

Ci sono quattro lezioni che Paolo ci invita a considerare quando ci troviamo nel dolore.

1) Il dolore mi rende umile

Paolo dice:

“E perché io non avessi a insuperbire... per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca...” (2 Corinzi 12:7a)

Il dolore non è voluto da Dio, ma da Satana, ma ci riporta con i piedi per terra, è una cura drastica al nostro materialismo ci fa mettere in prospettiva  cosa è davvero importante nella vita.

2) Il dolore mi ricorda che non sono un super eroe

“Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze...” (2 Corinzi 12:9b)

Il dolore ci rende deboli, bisognosi di aiuto, ricorda che i lupi solitari nella vita,  finiscono sbranati.

Abbiamo bisogno di aiuto, sempre, e lo troviamo disponibile in maniera più che abbondante nella Grazia di Dio.

3) Il dolore restituisce a Gesù il volante della mia vita 

“...affinché la potenza di Cristo riposi su di me” (2 Corinzi 12:9c)

Nel dolore Gesù è al comando della mia vita, la sua potenza, dice Paolo si “riposa”,  si posa, rimane, pesa sulle mie spalle soprattutto quando la vita fa male, soprattutto quando non vedo la via d'uscita.

4) Il dolore mi fortifica

 “... perché quando sono debole, allora sono forte.” (2 Corinzi 12: 10b)

La mia forza è nel lasciare che Dio usi la mia debolezza, per mostrare la sua potenza... allora sono realmente forte.

Pensi che sia più forte Dio o il male? Se Dio afferma che la Grazia è meglio della guarigione, se Dio afferma che la Grazia è di più della soluzione, se Dio afferma che la Grazia è la barriera che ti salva... cosa dovrei temere?.

Tutto questo è disponibile a tutti, la potenza di Cristo è disponibile a tutti, la Grazia che riempie ed è barriera è disponibile a tutti... ma...

Ma devi aver riposto la tua fede in Cristo. Lo hai fatto? Se la risposta è  no, scegli oggi di accettare quella Grazia. Se la risposta è si, vivi nella fiducia della promessa di Gesù:

“Non aver paura, piccolo gregge, perché il Padre vostro ha voluto darvi il suo regno.” (Luca 12:32 TILC).


(Per vedere il filmato clicca sull'immagine qua sotto)







Ci sono quattro lezioni che Paolo ci invita a considerare quando ci troviamo nel dolore. 1) Il dolore mi rende umile Paolo dice: “E perché io non avessi a insuperbire... per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca” (2 Corinzi 12:7a) Il dolore non è voluto da Dio, ma da Satana, ma ci riporta con i piedi per terra, è una cura drastica al nostro materialismo ci fa mettere in prospettiva cosa è davvero importante nella vita. 2) Il dolore mi ricorda che non sono un super eroe “Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze” (2 Corinzi 12:9b) Il dolore ci rende deboli, bisognosi di aiuto, ricorda che i lupi solitari nella vita, finiscono sbranati. Abbiamo bisogno di aiuto, sempre, e lo troviamo disponibile in maniera più che abbondante nella Grazia di Dio. 3) Il dolore restituisce a Gesù il volante della mia vita “Affinché la potenza di Cristo riposi su di me” (2 Corinzi 12:9c) Nel dolore Gesù è al comando della mia vita, la sua potenza, dice Paolo si “riposa”, si posa, rimane, pesa sulle mie spalle soprattutto quando la vita fa male, soprattutto quando non vedo la via d'uscita. 4) Il dolore mi fortifica “perché quando sono debole, allora sono forte.” (2 Corinzi 12: 10b) La mia forza è ne lasciare che Dio usi la mia debolezza, per mostrare la sua potenza... allora sono realmente forte. Pensi che sia più forte Dio o il male? Se Dio afferma che la Grazia è meglio della guarigione, se Dio afferma che la Grazia è di più della soluzione, se Dio afferma che la Grazia è la barriera che ti salva... cosa dovrei temere?. Tutto questo è disponibile a tutti, la potenza di Cristo è disponibile a tutti, la Grazia che riempie ed è barriera è disponibile a tutti... ma... Ma devi aver riposto la tua fede in Cristo. Lo hai fatto? Se la risposta è no, scegli oggi di accettare quella Grazia. Se la risposta è si, vivi nella fiducia della promessa di Gesù: “Non aver paura, piccolo gregge, perché il Padre vostro ha voluto darvi il suo regno.” (Luca 12:32 TILC).
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venerdì 13 marzo 2020

Io non dimenticherò te!

Il Signore ha detto ad Isaia:

“Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te.” (Isaia 49:15)

E' un paragone assurdo:  è matematicamente sicuro al 100% che una madre non può dimenticarsi  di un figlio che sta allattando.

“Bene” dice Dio “E' più probabile che ciò accada  del fatto che io mi possa dimenticare di te!”

Dove trovo speranza ed aiuto, allora?

“Ciao Marco, io sento di aver affidato la mia vita a Gesù, ma non voglio parlarne troppo, è qualcosa che riguarda la mia vita intima. Spero che tu comprenda”.

Questa frase fa parte di una breve lettera,  e non è di un credente della chiesa dove sono pastore,  né di qualcuno che mi ha scritto  dopo aver ascoltato un messaggio sul sito.

E' la lettera di una persona sofferente da tempo, a cui sono legato e a cui voglio molto bene. E' una lettera scritta alla fine dei suoi giorni terreni dopo mille sofferenze, dopo speranze e delusioni da una persona che tra poco mi lascerà... ma che sono certo rivedrò  a motivo di quelle poche parole.

La vita l'ha placcata, quando c'erano ancora molte mete da fare, ma ha trovato il motivo, il modo e la forza di rialzarsi. Sembra abbia perso, e invece è vittoriosa!

Dove ha trovato tutta la speranza?  Dove ha trovato tutto l'aiuto?

Gesù ha detto:

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

Tutto è dipeso da dove li ha cercati.

Se cerchi speranza ed aiuto, cercali nel posto giusto.

Dio l'ha promesso: "Io non dimenticherò te!"



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giovedì 20 febbraio 2020

Dio non gioca a nascondino





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Ognuno di noi passa momenti nella vita dove sembra che Dio si nasconda, dove ci troviamo nel buio, stretti dalle situazioni. Ad un certo punto della mia vita di credente mi sono trovato ad essere coinvolto come anziano nella conduzione di una chiesa. Ho cominciato a capire che, sebbene amassi le persone con cui conducevo la comunità, e sebbene loro amassero me, la visione di come portare avanti la chiesa era completamente differente. Non volevo andare via, perché volevo “dare” ancora ma non potevo neppure restare come anziano! Ricordo che in quei giorni non avevo una gran voglia di “adorare” il Signore; cantavo poco in chiesa la domenica, e lo lodavo ancora meno durante le mie giornate (o forse non lo lodavo per niente). Ma, una cosa l'avevo decisa: avrei continuato a servire il Signore lì, senza mormorare né parlare dietro le spalle, perché quello sarebbe stata disobbedienza al Signore, che dice: “Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro”, ( Ebrei 13:17) Avevo deciso di ritornare ad essere un semplice membro di chiesa che doveva obbedienza e sottomissione agli anziani. Avevo pensato che non stessi adorando Dio, in quel periodo... ed invece gli stavo dando un tipo di adorazione differente: non con la mia voce, non con le mie lodi, ma “allineando” la mia vita con il Suo volere, obbedendo alle sue leggi, evitando di peccare contro altri. Avevo deciso di fidarmi della promessa che il Signore mi aveva fatto tramite una telefonata di una credente dal Canada, proprio nell'attimo esatto che avevo detto “basta, io non ci vado più in chiesa!”, arrivata dopo nemmeno due minuti dal mio “basta, me ne vado” che diceva :”Stavamo pregando col mio piccolo gruppo ed ho sentito forte che Dio mi chiedeva di dirti che lui ha in serbo per te e per la Sua opera delle benedizioni che non puoi minimamente immaginare”. Dio non stava giocando a nascondino con me. Avevo sperimentato, senza esserne consapevole, quello che sta scritto nel salmo 91: “Chi abita al riparo dell'Altissimo riposa all'ombra dell'Onnipotente. Io dico al SIGNORE: «Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido!” (Salmo 91:1-2)
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mercoledì 19 febbraio 2020

Trovare la Grazia quando ne ho bisogno





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C'è un problema: parlo per me... voi sicuramente siete differenti. L'ultima cosa che mi sento di fare quando ho un problema grave, quando sono nel bisogno è di “adorare”. Magari mi lamento, prego, supplico, urlo... ma “adorare”, mettere a disposizione la mia vita allinearmi con Dio e con la sua volontà... beh, quello è un po' più difficile. Non alzate le mani, ma quanti di voi, quando hanno avuto una brutta notizia o un periodo difficile, invece di adorare, hanno cercato “gratificazione” in qualcos'altro? Cibo... dormire... alcool... sesso... pornografia... droga... così, tanto per non pensarci. Lo scrittore di Ebrei dice invece: “Perciò, avviciniamoci con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare la grazia, quando ne abbiamo bisogno” (Ebrei 4:16 PV) C'è un versetto nel salmo 89 che ci aiuta a capire il ruolo che gioca l'adorazione nella vita del credente: “Felice il popolo che ti sa acclamare:camminerà alla luce della tua presenza, Signore.” (Salmo 89:15 TILC) Qui “acclamare” è in ebraco תְּרוּעָה “ṯerû‘â” che significa “fare un rumore assordante” Cosa significa “acclamare”? Non è una parola che usiamo spesso, vero? Viene dal latino “clamare” = gridare + “ad” = a, verso, e significa “gridare ad alta voce con gioia”. Pensate a quello che accade quando ai concerti entra la rock star o allo stadio entra il bomber. Il salmista lega il fatto di “acclamare” che è un modo di dire “adorare Dio”, con la felicità. Sapete vero, come viene tradotta la parola “felice” nel Nuovo Testamento? Benedetto! Il salmo dice che se vuoi essere benedetto, se vuoi essere benedetta, devi acclamare, adorare Dio. E se acclami, adori Dio, dice il salmo camminerai alla luce della Sua presenza Come vivi la tua vita? Stai camminando alla luce della sua presenza? Se la risposta è no, probabilmente non sei “sotto il trono”, probabilmente il “lembi del suo mantello non riempiono il “tempio” che sono il tuo corpo e la tua mente. Probabilmente devi “riallinearti” per ottenere benedizioni, Grazia e guida. Devi, semplicemente, tornare ad adorare Dio; con la tua voce, con la tua obbedienza ai suoi comandamenti con la tua testimonianza.
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martedì 18 febbraio 2020

Toccare il mantello per ricevere la Grazia





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Perché il lembi del mantello? Cosa stanno a significare? Vi ricordate la guarigione della donna col flusso di sangue? Cosa disse la donna? “Se riesco a toccare almeno le sue vesti, sarò salva.” (Marco 5:28) Gli Ebrei sapevano di non poter stare alla presenza di Dio; solo il Sommo Sacerdote, una volta all'anno, dopo aver fatto tutte le possibili e immaginabili purificazioni, poteva entrare nel “Luogo Santissimo”, dove era l'Arca del Patto con dentro le Tavole della Legge, i Dieci Comandamenti, che pensavano fosse il posto dove Dio poggiava i suoi piedi. Per questo si immaginavano di poter ricevere benedizione e Grazia solamente toccando una minima parte di stoffa che fosse a contatto con il corpo del Signore. La vedova credeva in questo, e la vedova aveva ragione, perché fu guarita dall'aver toccato il lembo della veste di Gesù Dio stava dicendo ad Isaia in visione: “Guarda, io sono sopra di voi, la mia benedizione e la mia grazia sarà efficace per voi che mi adorate, nel tempio.” Però... c'è un problema. La visione di Isaia è chiara: i lembi del mantello di Dio scendono nel tempio... da sopra a sotto. Questo significa che il tempio deve “stare sotto” “essere allineato” con Dio. E' molto più probabile che possa mangiare e far festa con il Re se sto già sedendo ai suoi piedi. E' molto più probabile che mi bagni se sto in mezzo ad un fiume, piuttosto che in mezzo al deserto. La Grazia di Dio è cibo per le nostre anime affamate; la Grazia di Dio è acqua fresca per la nostra sete di giustizia. ...ed adorare Dio mi pone nel bel mezzo del fiume che è la Grazia di Dio. Davide ha detto: “Eppure tu sei il Santo, che siedi circondato dalle lodi d'Israele.” (Salmo 22:3) Se sto lodando Dio, se lo sto adorando questo significa che sono “sotto di lui” e che la sua Grazia (i lembi del suo mantello) possono riempire il tempio, ovvero me stesso, proprio nel momento del bisogno, così come era Davide inseguito da Saul.
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lunedì 17 febbraio 2020

Dio è presente nei tempi di crisi







Il salmo 22 dice: “Dio mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi,e anche di notte, senza interruzione. Eppure tu sei il Santo, che siedi circondato dalle lodi d'Israele.” (Salmo 22:2-3) Isaia al capitolo 6 usa più o meno la stessa immagine, ma ci da più dettagli di come e dove siede Dio: “Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio.” (Isaia 6:1) Che strano! Sia Davide che Isaia raccontano di una situazione di crisi, Davide inseguito da Saul per ucciderlo Isaia senza più un re che governi, ma tutt'e due hanno la visione di Dio seduto sul trono! Ma, attenzione, con una differenza sostanziale: Davide si lamenta che Dio è lontano, Isaia invece vede Dio seduto (in Cielo) e i lembi del suo mantello arrivare fino a dentro il Tempio (in terra) e riempirlo. Cosa significa questo? Significa due cose fondamentali: 1. nei momenti di crisi, Dio continua ad essere RE (come afferma Davide) 2. nei momenti di crisi, il suo mantello riempie il Tempio (come dice Isaia). L'abbiamo detto tante volte: dov'era la presenza di Dio prima di Gesù? Nel Tempio!Ma, un attimo, il Tempio non c'è più, è stato distrutto dai Romani nel 70 DC! Dov'è allora Dio, adesso? “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Corinzi 3:16) Quale tempio, allora, riempiono i lembi del mantello di Dio nei periodi di crisi? Certo, stanno riempiendo ancora il Tempio di Dio; solo che stavolta non è un luogo fatto di colonne e travi di legno, ma un corpo fatto di carne e sangue. Tu ed io siamo il Tempio di Dio.
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